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Lino Albanese


CRONISTORIA DI UN PIANOBARISTA


CRONISTORIA DI UN PIANOBARISTA

Ciò che vi sto per raccontare non è altro che la personale avventura di come, dove e quando sia diventato un pianobarista.
E’ una storia che assomiglia a tante altre ma se mi permettete senza falsa modestia, vorrei metterla in una grande cornice, farne un quadro ed appenderla ad una parete per rileggerla mille volte…
In essa sono racchiuse gioie, dolori, amarezze, sensazioni, documenti e quant’altro implica il significato del vivere nell’arte ma… soprattutto implica la verità su quella che è la mia vita in musica…..


La ripresa

Anni 80


Grazie alla mia costanza, sfruttai quel tanto sospirato diploma, intraprendendo la progettazione di impianti elettrici e contemporaneamente essere manutentore di alcuni cantieri edili.
In questo mi avvalsi anche dell’aiuto di alcuni ex operai di mio padre, dai quali attinsi molta esperienza.

Anni 90

Sono anni che trascorsero lineari ma in me avevo sempre quella voglia di tornare a suonare…..che non mi ha mai abbandonato.

7.8.90, giorno del mio matrimonio: allietò la mia festa un pianobarista di Molfetta: Pino Petruzzelli.
Si avvalse dell’accompagnamento di strumenti elettronici (sequencer, tastiere Roland e Yamaha, expander) che mi giunsero nuovi e che mi affascinarono parecchio.
Nell’ascoltarlo restai perplesso: assistetti meravigliato a quel cambiamento musicale avvenuto in così breve tempo ed al modo di interpretare la musica…... un musicista poteva adattarsi a tutti quei ritmi ed a tutti quei suoni che queste apparecchiature offrivano: era nata la figura del pianobarista tecnologico, fornito di strumenti con i quali poteva orchestrare qualsiasi canzone.
Non c’era bisogno di scervellarsi per individuare un ritmo… la macchina stessa l’offriva, col vantaggio di poter aumentare e diminuire a piacere sia la velocità del brano che la sua tonalità.
Il pianobarista è stato sempre considerato un musicista a se stante, in grado di dare un tocco personalizzato alla sua musica solo ed esclusivamente con un pianoforte; questo ribaltamento totale dava ad ognuno la possibilità di usufruire di questi mezzi elettronici “surrogando” in maniera soddisfacente il piano: insomma, ci si poteva fare pianobar da un giorno all’altro conoscendo più l’elettronica che la musica stessa: addio conservatorio (N.d.R.)

Nel ristorante

Il direttore del ristorante Gianni de Gennaro, sapendo che ero stato un chitarrista, fece portare una chitarra elettrica pregandomi di suonarla: l’imbracciai e con la collaborazione di Pino e di tutti quei suoi strumenti diedi vita ad una bella performance.
Sembrava come se avessi avuto un’orchestra al completo dietro di me.
Ma più guardavo quella chitarra, più mi accorgevo che aveva qualcosa di strano che la differenziava dalle altre, sia nel suono che nella struttura.
Dino il proprietario, mi spiegò che si trattava di una chitarra “Midi” chiamata così, perché grazie ad un convertitore di suoni ci si potevano ottenere da essa organi, sax, piano, trombe ecc. e mi fece ascoltare alcuni di questi.
La faccenda mi incuriosì parecchio.

In un momento nostalgico ripresi tra le mani la mia Gibson.
Per quel suono e quello stile inconfondibili è annoverata come una tra le migliori marche di chitarre al mondo ma…. i suoni sebbene svariati, sono pur sempre quelli di una chitarra elettrica, perciò mi proposi di abbinarla a quel convertitore di suoni per ottenere altre soluzioni così come usa fare il grande Pat Metheny.
E si fece avanti l’idea di acquistarlo.
Per pura combinazione incontrai Pino la Rossa, molto più aggiornato di me sull’elettronica, al quale spiegai le mie intenzioni; mi consigliò di rivolgermi presso un negozio di strumenti musicali aperto da poco: “Il pianoforte” di Gigi Pedaci (ex Discepoli).
Quando vi entrai, Gigi stava provando una tastiera della GEM appena arrivata: era la WS2; nel sentirla me ne innamorai subito.
Fui talmente colpito che, tralasciando il convertitore di suoni per la chitarra, acquistai all’istante quello strumento.

Fu così, che l’ex chitarrista si apprestò a diventare un tastierista.

Mi fu molto difficoltoso iniziare a suonare quella tastiera e soprattutto capire cosa significassero quei nomi come “song” o “style".
Inoltre in essa, ci si poteva registrare tutto ciò che si suonava; in una memoria interna (una cosa alquanto innovativa) ci si poteva far uso del sistema digitale; altra enorme difficoltà per me, che avevo sempre usato la registrazione analogica (con nastro).
Cercai di carpire quanti più segreti fossero racchiusi in quella tastiera, leggendo e rileggendo il manuale d’istruzione e pian piano, mentre amalgamavo quei ritmi e quei suoni, mi balenò l’idea di riprendere quell’avventura che avevo abbandonato un po’ di anni prima a differenza, che stavolta l’avrei presa come tastierista.
Mi rallegrò utilizzare quello strumento per beneficiare e gestire tutte le mie idee.
Mentre con i gruppi le dovevo assemblare e molte volte non erano condivise (l’amalgamento è indispensabile ed occorre molto tempo per svilupparlo), con quella tastiera invece potevo usufruirne a mio piacere.

L’inizio

Un giorno ricevetti una telefonata inconsueta.
Gianni de Gennaro mi chiese se avessi potuto allietare un matrimonio suonando la tastiera; non avevo ancora preso totalmente confidenza con essa… mi caddero le braccia; mi pregò talmente tanto che acconsentii mio malgrado.
Avevo paura di fare una brutta figura ma quando mi disse che avrei dovuto suonare solo negli intervalli mi rincuorai… in quell'occasione sarei stato affiancato da Cesare, un D.J. interno; non immaginavo che di lì a poco sarebbe nato un altro bivio della mia vita musicale.
Avevo acconsentito con quell’ansia e quella foga da ragazzino inesperto non pensando agli accessori che mi sarebbero serviti per quella prestazione… infatti fui costretto a dover ricomprare tutto il necessario (mixer, casse, microfono, aste, ecc.).

Fu quella l’occasione dalla quale nacque il mio nuovo periodo musicale.
L’esperienza ed i bivi lasciati ripresero a marciare nuovamente più di prima ed un nuovo mondo si aprì ai miei occhi: il mondo del digitale.

Galeotto fu quel bacio……
Per Giulietta e Romeo, quel libro fu la causa del loro amore e della loro tragica conseguenza; il mio matrimonio invece fu la causa della mia ripresa musicale che mi riavvicinò ad un pubblico nuovo, a nuovi strumenti ed a quell’orgoglio che avevo riposto tanti anni prima.

Iniziai a collaborare con altri musicisti, molto più addentrati di me in materia di elettronica, che mi suggerirono tante di quelle dritte compreso l’utilizzo del computer.
Ero scettico ma dovetti cambiare la mia opinione quando assistetti per la prima volta a ciò che questa macchina poteva offrire.
Continuai a studiare quello strumento ed a suonarlo nei matrimoni che mi passava Gianni, perfezionando sempre più il mio repertorio ed avvalendomi della collaborazione di un amico conosciuto per caso: Vincent Matichecchia.
Oltre ad essere un bravo cantante ed un bravo artista, dall’alto della sua (buona) pignoleria musicale ha saputo istigarmi alla composizione ed agli arrangiamenti…...una dote che non avrei mai sfruttato se non avessi avuto tra le mani quel tipo di strumenti.

Dicevano i miei genitori:…. . Non bisogna mai disperare; bisogna aver fiducia nei propri mezzi…..........specie quando sono il risultato di anni di esperienze vissute (questo lo dico io).

Frequentare quel nuovo mondo significò frequentare nuove generazioni.
La mia rinascita avvenne in un ambiente diverso da quello che avevo lasciato; mi catapultai in quegli enormi cambiamenti di vita ai quali mi resi conto di non aver partecipato negli ultimi tempi: vedevo tutto in maniera diversa.
La musica degli anni 80 fu caratterizzata da trasformazioni grazie all’ausilio del computer per cui… da quel periodo in poi….. il digitale rivoluzionò tutto.
Mi definii da quel momento un musicista pluristrumentalista, cioè capace di realizzare canzoni, di elaborarle e di presentarle sotto forme diverse a secondo dell’esigenza necessaria.
Fui preso da una frenetica ricerca di canzoni per ampliare quanto più il mio repertorio.
Mi fu di grande aiuto una cassetta che trovai casualmente in un tiretto, sulla quale c’erano tantissime canzoni che mi abbisognarono per l’occorrenza.
Quella cassetta con quel repertorio, in seguito creerà in me un genere ed uno stile.
Sperimentai quel repertorio per la prima volta in un Lido di Margherita di Savoia (Il Gambero d’Oro); fu qui che avvenne il mio esordio sotto le nuove spoglie di tastierista grazie all’aiuto di Piero di Leo, un amico DJ conosciuto a Bisceglie.
Dal 1991 ad oggi, il lavoro di musicista è stato prodigo di risultati positivi imperniato sugli stessi miei colleghi:
il loro aiuto è stato provvidenziale.

1° esempio di aiuto

Solo per avergli fatto delle basi musicali, Gianfranco Lampidecchia un collega di Terlizzi, mi fece da intermediario con Lello Lo Nigro, il figlio del gestore del “MARCAURELIO” un ristorante considerato “in” a Bari.

Il Marcaurelio

Era gestito dallo chef Gaetano Lo Nigro, conosciuto a Bari come “Nanuccio” ed aveva come fautore del suo sviluppo suo figlio Lello.... quest’ultimo era riuscito a riportarlo alle vecchie origini dopo gli amari avvenimenti del Petruzzelli.
Infatti il Marcaurelio trovandosi ai piedi del teatro stava pagando negativamente le conseguenze di quel misfatto, risentendosene della crisi.
Per risollevarlo, Lello apportò delle modifiche sostanziali alla struttura ed ovviamente anche nel campo musicale e……

La prima volta che vi entrai fu il 17 ottobre 1993; fui uno dei tanti chiamati in prova per allietare un pranzo.
Andò alla grande e questo felice esito è da attribuirsi proprio a quel repertorio detto poc’anzi, che risultò “ben accetto” dal pubblico barese e preso in considerazione anche dai dirigenti del ristorante stesso.
Musiche abbastanza soft, che suonate ad un volume consono non creano disturbi alla clientela presente (me ne accorsi grazie agli applausi ricevuti dai presenti).
Grazie a questo repertorio, ho lavorato molto per loro affinchè fossi complice dello sviluppo e delle sorti del locale, contribuendo in maniera soddisfacente ad attirare tutti gli amanti di quel genere musicale, restando lì per svariati anni.
Repertorio basato su canzoni aventi tutte lo stesso ritmo….. essendo un amante della bossanova e del swing, imperniai su di essi canzoni tipo “My way”, canzoni napoletane, romane, degli anni 60 e tutte ad un giusto volume d’ascolto con variazioni personalizzate in stile jazzistico.
Quell’ambiente, mi ha dato l’ulteriore possibilità di conoscere la familiarità e la fiducia datemi dai proprietari; per contraccambiarla, mi adoperai quanto più possibile apportando nuove idee ed adeguandomi alle nuove proposte musicali.
Divenne una seconda famiglia e Lello un fratello.
Grazie a lui, ebbi l’occasione di toccare traguardi insperabili ed accarezzare una escalation barese che ha portato la mia immagine in altri ambienti: Hotel Oriente, Villa delle feste, le navi Palladio e Vieste 1°, Club privati, Rotary Club, Circolo della vela, La vecchia volpe ecc.
Fui considerato un musicista d’alto livello e le serate riuscivano grazie a quella diplomazia musicale indispensabile in quell’ambito barese.

Tenendomi aggiornato alle varietà degli strumenti, che ogni giorno inondavano il mercato musicale, volli superarmi acquistando un’altra tastiera che mi avrebbe consentito la registrazione digitale su 16 tracce anziché 5.
Iniziai ad acquistare pian piano tutto il necessario per la realizzazione di quel sogno che mi portavo dietro da svariati anni: uno studio di registrazione.
Ciò avrebbe avvalorato di molto le mie prestazioni; perciò il suonare “live” fu da me considerato prioritario.
Utilizzavo due tastiere: la WS2 e la WX2 della Gem; la prima prettamente per i ritmi e la seconda come pianoforte.

La svolta

Fu così che ogni sabato e domenica, il “Marcaurelio” divenne la mia meta fissa, fino al 1996, anno nel quale decisi di dare una svolta.
Mi convinsi che quel repertorio e quel modo di presentarlo mi avrebbero aperto chissà quali orizzonti !!!!!!
Non immaginavo minimamente che ogni locale facesse storia a sé con le sue tradizioni, il suo stile ed il suo modo di essere altrettanto gestito (ci sono dei locali in cui bisogna presentare un tipo di musica differente da altri a secondo della propria clientela).
I frequentatori del Marcaurelio si compiacevano molto della mia musica e ciò contribuì ad avvalorare ancor di più la mia ipotesi: avventurarmi per altri ristoranti.

Le conseguenze

“Si conosce la strada che si lascia ma non si sa quella che si trova”

Cambiando, sapevo di non contare più su quelle prestazioni che mi garantivano uno stipendio fisso, ma orgogliosamente volevo farmi apprezzare in altri ambiti.
Così come ogni piccolo tassello serve a realizzare un grande puzzle, iniziò la mia ascesa.
Tutto cominciò per pura combinazione in un pub di Trani: “Zompa il cocomero” dove allietai un anniversario di matrimonio a due amici.
In quell’occasione conobbi un giovane impresario di Bari: Christian Calabrese al quale gli porsi un biglietto da visita dando la mia disponibilità per qualsiasi evenienza.
Mi telefonò dopo un paio di giorni, chiedendomi se fossi stato disponibile a fare alcune serate per un pubblico vario a cui piaceva ballare e divertirsi.
Significava improntare un repertorio diverso da quello del Marcaurelio ed imperniato prettamente su canzoni anni 60 comprese quelle standard tipo: hully gully, twist, cha cha cha, mambo, ecc.
Erano tutte alla mia portata e perciò acconsentii.
Le prestazioni avvennero presso un villaggio turistico di Giovinazzo: Campofreddo (Il musicista non era stato in grado di divertire i clienti, la maggior parte di media età).
Il proprietario nell’ascoltarmi, trovò gradevole la mia serata e mi propose di restare lì per tutta l’estate; ovviamente diventai un amico di Christian e nello stesso tempo dei suoi due fratelli: Diego, un impresario teatrale e Roberto un percussionista.

L’avventura latina (1996)

Fu l’anno in cui s’iniziarono a sentire i primi brani latino/americani: un genere che si sarebbe evoluto negli anni a seguire.
Basato su ritmi di salsa, merengue, cha cha, guarracha ecc, nel nostro circondario i fautori di queste prime avvisaglie furono Antonio da Costa ed i Los Divinos (gruppo formato da Vito Colasanto, Roberto Spagnoletta e Pino Camporeale).
I pub facevano a gara per accaparrarseli ed approfittando del momento non volli essere da meno.
Avevo bisogno di conoscere quanti più generi possibili; visto che preferibilmente dovevo girarmi i vari locali, dovevo perentoriamente adeguarmi a questi ultimi.
Con l’aiuto di Lello Losito, di Mariangela e di Roberto Calabrese, misi su un gruppo latino chiamato “Sangria”.
Fu un’esperienza economicamente disastrosa; sottostando agli orari dei Pub, fummo costretti ogni qualvolta che ci esibivamo a vedere l’alba.
Inoltre sperimentai una nuova formazione latina formata da un batterista (Walter Testolina) conosciuto negli anni 70 in un night della Toscana ed Emma Ceglie, una brava cantante di Terlizzi.... anche con questa formazione non ebbi grossi risultati ma… anzi!
Una musica questa, che influì negativamente sul mio genere basato prettamente sul swing.
Vedendo sempre più allontanarsi le mire che mi ero prefissato di raggiungere, fui costretto mio malgrado a lasciare il “latino” anche per non perdere i contatti con i ristoratori.
Si avvicinava Settembre, periodo nel quale avrei dovuto riprendere il “fisso” nei locali ma…. rivolgendomi a tanti non ottenni nessuna risposta affermativa.
La vita del musicista purtroppo, dovetti conoscerla da vicino: mi toccò rimboccarmi le maniche e stringere la cinghia.
Contai nuovamente sull’aiuto di alcuni conoscenti che grazie alla loro bontà, risolsero alcuni miei problemi.

2° esempio di aiuto

Le speranze mi si riaccesero quando grazie a Michele Moramarco, un pianobarista di Bisceglie, trovai lavoro da Graziano Altieri, proprietario del “Bistrot” e delle “Marionette” di Corato.
Quell’aiuto mi fu davvero provvidenziale ma purtroppo col tempo i frequentatori di quei locali iniziarono a diradarsi ed a contarsi col contagocce; questo causò dopo qualche mese addirittura la vendita dell’attività ed il ripiombare nei miei soliti guai.
Altri contatti, altre telefonate ed altre prese in giro.

3° esempio di aiuto

Il mio cantante Vincent Matichecchia mi fece da tramite al “Passetto”, un ristorante gestito da Enzo e Franco sul lungomare Cristoforo Colombo a Trani.
Rimasi lì per poco tempo in attesa che si sbloccasse un qualcosa di più concreto per me.
In esso cercai di creare un ambiente simile a quello del Marcaurelio e benché avessi l’aiuto di Emma Ceglie, una cantante di Terlizzi, non ci riuscii.
Come detto poc’anzi, ogni ristorante ha le sue tradizioni, la sua clientela, un suo genere; non si può fare musicalmente di “tutta un’erba un fascio” perciò la mia partecipazione non fu ben accetta proprio per quella differenzazione di genere.

Per ovviare alle esigenze economiche quell’estate accettai di lavorare in molti villaggi turistici del “leccese”; grazie a Christian mi avventurai per lunghi tragitti toccando lo “Jonio Club”, la Masseria di Gallipoli, S. Giuliano del Capo e S. Maria di Leuca…. ...fu uno strazio dover ripetere ogni giorno quel tragitto da Trani….
finalmente l’occasione di cambiare mi giunse inaspettatamente a Settembre.

4° esempio di aiuto

Ero intento a pescare, quando mi squillò il cellulare: all’altro capo c’era Nico di Liddo, un amico DJ di Bisceglie che mi propose di lavorare per la D.E.T.

La D.E.T.

Era una di quelle ditte napoletane circolanti in Puglia con lo scopo di vendere pentolame, lana merinos e quant’altro ad un pubblico per lo più anziano.
Sotto l’aspetto organizzativo era perfetta.
La Puglia, risultò essere il “Klondike” per questi commercianti che grazie al loro spirito d’intraprendenza avevano messo su una macchina per fare soldi.

L’organizzazione

Tutto si svolgeva al “Magic Park” di Bisceglie.
Con l’ausilio di pullman si facevano viaggiare centinaia di persone provenienti da ogni parte della regione verso il ristorante, per la dimostrazione dei prodotti dell’azienda della durata di circa 3 ore.
L’imbonitore, Vincenzo, abile nella sua parlantina, convinceva molti dei presenti ad acquistare quei prodotti “esclusivi” e “firmati” ad un prezzo certo non consono alle umili tasche dei presenti.
Dopo la dimostrazione e la vendita si passava al momento Clou della serata: la cena col ballo e musica dal vivo.
Il divertentismo era la formula magica per queste persone, dopo essere state sedute tutto quel tempo a sentirsi invogliate di comprare qualcosa.
Io avevo il compito di distrarle per un paio di ore circa, facendole divertire e divertendomi anch’io nel conoscerle.
Dopo di che, ormai strafatti dalla giornata intensa avuta, risalivano sui pulmann per essere riaccompagnate a casa.
Vista l’abbondanza delle adesioni, si decise di raddoppiare giornalmente la manifestazione e questo mi comportò un buon guadagno.

Le medaglie però, hanno sempre due facce.

Purtroppo per avere il mio stipendio ero costretto a recarmi una volta al mese a Corbara, un paese nei pressi di Salerno.
Nella loro sede, un albergo situato su una montagna, venivo considerato con stima dai massimi dirigenti e dagli addetti ai lavori che vedevano in me un ottimo collaboratore musicale.
E così dopo essere transitati alla Pineta di Molfetta, passammo al ristorante Mastrogiacomo a Bisceglie.
Per l’enorme mole di lavoro mi avvalsi della collaborazione di un altro pianista: Franco Lopez: siccome circolava molto il suo nome ed era considerato uno dei più bravi pianobaristi della zona, volli andare apposta ad ascoltarlo in un ristorante dove spesso lavorava (Trinidad); dopo di che ebbi effettivamente la conferma di ciò che si diceva di lui.
Ebbi modo di conoscerlo meglio in un negozio di strumenti musicali a Bisceglie: la Pro Music, negozio nel quale comperai parecchi strumenti per il mio studio e che divenne grazie a Leo ed alcuni suoi collaboratori un punto d’incontro per tutti i suonatori del circondario.
Tra una conoscenza ed un’altra, ci si scambiavamo bigliettini da visita ed idee ma quando mi accorsi che alcuni lo facevano per carpire il lavoro non volli più frequentare quel negozio.
Con Franco Lopez formai un duo, prodigato nel tempo ed in altre situazioni ma… “OGNI BEL GIOCO DURA POCO”.

Nel mese di Marzo tutto ad un tratto, la D.E.T. fallì.
Con essa svanirono tutti i miei sogni così come anche i miei soldi.
Mi ritrovai senza un posto per suonare e con tanti mesi vuoti in attesa dell’estate per poter sbloccare la situazione.
Vincenzo, l’imbonitore, trovandosi nella mia stessa condizione fece un tentativo per risollevare le sorti dell’azienda… ma quelli che seguirono furono mesi tristissimi.
Mi rincuorarono solo quelle poche prestazioni in circoli privati di Trani, da alcuni villaggi turistici e, grazie a Beppe Lotito un amico DJ di Trani, mi trovai a lavorare presso il ristorante “Hostaria Falcone” sul lungomare di Trani, gestito da Enzo Falcone e da sua moglie Luigia.
Avevo rimediato ad un qualcosa di buono ma i mesi successivi furono per me una ulteriore tragedia.
Tramite Franco Lopez, feci la conoscenza di un commercialista di Barletta che mi propose per una festa privata. Anche lì mi distinsi sempre con quel mio repertorio avendo consensi abbastanza positivi da quel gruppo “vip” di provinciali.

Gruppo di professionisti, dallo “snobismo facile”, che trascorrevano il sabato sera presso ville e circoli privati in cui, sempre mantenendo lo “Charme”, trascorrevano ore liete parlando del più e del meno.
Mi piacevano perchè non disdegnavano niente: era tutto compiacente.
Ogni mia canzone, era per loro un modo come un altro di ascoltare buona musica in quei posti dove andasse ascoltata.
E loro si sdraiavano su quei lunghi divani e si godevano quelle meravigliose note.
Gente che ritrovavo in qualsiasi posto andassi mantenendo quella dovuta distanza e comportamento diplomatico.
Ciò significava accettare tutte le loro affettate smancerie (alle quali sono stato sempre contrario per natura) perchè qualsiasi gesto compromettente mi avrebbe allontanato automaticamente anche da loro.

Nel frattempo Vincenzo era riuscito a rifarsi una ditta (Planet) ed aveva ripreso le dimostrazioni in un ristorante di Alberobello: la Chiusa di Chietri.
Fui costretto a fare la spola ogni giorno da Trani e la sera suonare in un Pub sul porto.
Il proprietario voleva indirizzare il locale verso il genere "Night", ma un Pub è frequentato esclusivamente da giovani per cui ben presto, dall'essere nato come posto soft, divenne una bolgia infernale dove la mia immagine di serio musicista dovette essere messa in disparte.
Da Alberobello, Vincenzo si allontanò ancora di più spostandosi al Melior Club di Cassano Murge, procurandomi un altro “calvario” stradale che durò per fortuna poco tempo.
Estenuanti viaggi che mi allontanavano sempre di più dalla mia famiglia ma soprattutto dai miei figli.
Mi sentivo stanco, volevo fermarmi ma per esigenze economiche non potevo farlo… dovevo purtroppo continuare.
Non riuscivo a dare una svolta alla mia vita musicale; mi aggrappai letteralmente al mio “sesto senso” che mi diceva di continuare perchè non era possibile che tutto mi girasse contro e che avessi alle spalle una cattiva stella… avevo ancora una forza dentro…. malgrado tutto continuai.

La rabbia

Grazie al commercialista di Barletta, usufruii di alcune serate fatte dal suo gruppo e fu in questo periodo che iniziai a rimpiangere il Marcaurelio.
Quel ristorante, al quale mi legavano quei bei ricordi, era tutt’altra cosa rispetto ai locali che mi “passavo in quel momento”.
Anni disorientati che mi costrinsero a riavvicinarmi a Lello, che nel frattempo aveva già dato l’incarico ad un altro pianista di Bari.
Dovetti ritornare sui miei passi.
Trovare il “fisso” in un locale non era facile; la concorrenza divenne spietata e con l’avvento di questi computer-portatili tutto si faceva terribilmente difficile specialmente per coloro che come me suonassero dal vivo.
(Sorge spontaneo ringraziare R. Zero per aver scritto il brano “Svegliatevi poeti” tratto dal CD Cattura; anche lui è conforme nell’accusare tutti quelli che adoperano i computer per fare musica a discapito del lavoro intellettuale svolto dai veri musicisti).

5° esempio di aiuto

Il ristorante Linda, Il Gambero, ecc, diventarono luoghi in cui mi esibii con il lanternino e questo grazie ad alcuni DJ di Trani che mi proponevano come loro collega (forse per compassione) sottostando a quel repertorio fatto di balli di gruppo e discoteca.
Tutto ciò non mi avvalorava di certo.....

Ancora una volta ebbi a che fare con il mio solito bivio.

Fui chiamato da persone altolocate presso un centro turistico aperto da poco.
Il proprietario era in cerca di un pianista che suonasse dal vivo: mi proposi; pensai che con quell’assunzione la ruota finalmente avesse iniziato a girare a mio favore…. Ed invece sfigato com’ero…
Fu così che diventai il suo "musico" al prezzo da lui definito.
Ed anche qui dovetti comprovare ancora una volta che la professionalità di un musicista non è contemplata e che ci si viene trasformati in qualsiasi momento in un prodotto “Usa e getta”.
Grazie alle stravaganti bizzarrie dei loro clienti mi sono trovato a smontare tante volte gli strumenti senza suonare ed a ritornarmene “all’asciutto” senza un centesimo a casa.
In me nasceva una tale “rabbia” da domandarmi come mai la gente fosse cambiata in quella maniera così brutale.
Bastava una scusa qualsiasi per rovinare tutto quel mondo che mi ero creato a via di braccia.
Capii che ai ristoratori non interessa affatto la nostra opera se non per specularci su qualche soldo per le loro tasche… e noi poveri lavoratori dello spettacolo diventiamo “spettacolo nello spettacolo”.
Quante volte si cerca di trovare il meglio e quando si crede di averlo trovato ci si accorge di essere sempre al punto di partenza.

Mi assalì un altro bivio, ma stavolta fui io a cercarmelo.

Bisognava che riprendessi quell’orgoglio (che a volte serve) anche a costo di stare fermo senza lavorare.
Pur di non mettermi nelle mani di ristoratori crudeli cercai altre destinazioni che mi condussero ad altri viaggi ed in villaggi della costa pugliese: il Gargano e Brindisi furono le mie mete abituali sempre grazie a Piero di Leo..
Queste prestazioni però avvenivano solo in estate perché in inverno ricadevo nel buio assoluto ed in preda a quei sogni che non si avverano mai.
Pensavo e ripensavo al da farsi, aspettando con ansia quella buona stella che mi avrebbe ripagato di tutto quello che mi era mancato... una buona stella che mi avrebbe dato una mano.
Non sapevo più su chi contare e per giunta con una famiglia alle spalle.

Quella buona stella che si aspetta sempre e nella quale bisogna crederci mi cadde un giorno di Dicembre.

6° esempio di aiuto

Detti un passaggio ad un musicista rimasto in panne per la strada; durante il tragitto parlai della mia situazione alquanto nera e lui per sdebitarsi del favore che gli stavo facendo, dette il mio numero di telefono ad un impresario che mi contattò da lì a poco; mi chiese se fossi stato disponibile a lavorare con lui.
Figuriamoci... ormai trovandomi in quella brutta situazione che altro potevo fare? Si è dimostrata la persona giusta al momento giusto per risollevarmi.

La mia storia musicale da allora non è cambiata... anzi è sempre progredita.
Viverla profondamente ha significato assaporare ancora quei gusti nascosti che la musica conserva… e credo che ne abbia ancora tanti da scoprire.
I ripensamenti ai viaggi, ai montaggi degli strumenti, alle prestazioni effettuate, a tutte le negatività incontrate, porterebbero chiunque a quelle fatidiche domande: “per cosa si fa?.. perché si continua e non si smette?… perché non cambi mestiere?”

Quante volte me lo hanno ripetuto!

“Si fa tutto per il danaro?” No, non credo assolutamente.
Si fa per la cognizione di contare sul proprio orgoglio e di voler assaporare quello spirito d’avventura (che mi ha sempre contraddistinto).
Lasciare un mio sogno e buttare al vento tanti anni trascorsi nella musica non mi avrebbe certo avvalorato.
Credo che ci sia una risposta da dare: accettare ciò che il cuore comanda di fare e possibilmente farlo con tanto amore.

Io oltre all’amore ho dato alla musica il mio corpo e la mia anima.

Ho fatto tutto per lei ed anche se non ho avuto riscontri positivi, non fa niente…. per lo meno ho creduto in un ideale.

finale

La mia memoria fotografica ha voluto focalizzare quegli attimi, quelle occasioni, quelle gioie, quei dolori, quelle coincidenze e soprattutto quei bivi che hanno formato il mio carattere.
La mia storia non è importante; è una storia che assomiglia a tante altre.
M’importa averla raccontata per coloro che vogliono intraprendere un viaggio nell’attività musicale sapendo a cosa e a quali rischi vanno incontro.
La vita del musicista è magica; conserva in sé tutti gli aspetti di questo mondo e a dispetto delle altre attività... conserva quel fascino avventuroso ricco di fantasia, di intraprendenza e di “ vera esperienza di vita”: una dote necessaria per conquistare quella fetta di notorietà alla quale ognuno tenta di arrivare.
Cosa mi riservi il futuro non lo so; Il mio passato lo rimpiango e non lo rinnego.
Spero di ottenere ciò che desidero, continuando nell’arte in cui credo…
C’è chi è più fortunato degli altri ma non bisogna mai dimenticare chi ha tentato e non vi è riuscito.

Anche per lui dovrebbe esserci un premio a parte.

"Ovunque andiamo ed in ogni cosa che facciamo, c’è sempre qualcuno che ci guida…. a Lui va la nostra perenne gratitudine".

Lino Albanese



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