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Lino Albanese


Graffiti poetici tranesi

La strada


Or da adulto mi ritrovo
a ripercorrer la strada che
di un tempo mi fu
compagna di fanciullezza;

a quei primi passi incerti
debbo il mio lungo cammino
ed essa mi fece
da amica consigliera.

Di ogni porta, portone e sottano
una nube di ricordi mi avvolge
del tempo ormai lontano
che mai più lo sguardo mi volge.

Ed essa è sempre lì
vigile ad occhi ed orecchie amiche
ch’è in cuor suo ogni segreto
e che a nessuno dice.

E quando ogni natio vuole
ritornar sui suoi passi
quella strada per forza deve fare
se vuol continuare ad amare.


Il porto



Solcan le tue acque prue di natanti
e con la loro scia salutan i naviganti.

La conca, un pizzo ricamato
di trine, perle e di broccato,
un contorno fatto di storia
tramandata nella memoria.

Con trepida impazienza
aspettan le donne quell’arrivo
e nella febbrile attesa
scrutan l’ombra dell’orizzonte.

Mentre le campane
dell’alto campanile
annuncian gioiose
che il giorno sta per finire

rispondon al richiamo
quelle più basse
ed è tutta una festa
che avvolge giulivi i nostri cuori.


La fontanella



Muta e solitaria
un dì, di vigor accesa
or mostri il tuo plumbeo
a tutti quei che ti ebbero cara.

Le anime e gli animi abbeverasti
con fresche perle di rugiada
e dopo anni di lavoro sembra
che tu voglia riposar ora le membra.


L’orologio di S. Rocco

Baluardo di quelle mura nascoste
solchi imperterrito l’aria ad ogni quarto.
Il tuo canto si confonde
con striduli di rondini in primavera
e che la Piazza dà riparo.

Tu mandi il tuo sguardo
là dove inizia il nuovo ed il vecchio
dal quale non ti potresti mai dipartire
se non per annunciar la tua ora.



Il mio viaggio nella poesia inizia nel 1976. La nostalgica lontananza dalla mia città, mi portò, con enorme curiosità, ad approfondire la sua entità storica e la sua evoluzione di città virtualmente segnata verso la modernizzazione. Storia ed evoluzione: due parole contrapposte che nel tempo si sono ben combaciate in questa nostra realtà. Questo grazie anche alla divulgazione delle opere di quegli artisti tranesi che hanno dato uno sviluppo ed un indirizzo culturale alla nostra città; in tutto questo però, tralasciando quei posti natii tanto cari, che nessuno ha contemplato come siti di passaggi obbligati. In questa serie di poesie ho voluto focalizzare quelli che sono stati gli "angoli" di vita sociale (ed ognuno di noi li ha ancora nella mente) che hanno caratterizzato il nostro passaggio. I miei sono stati: Via Ognissanti e Via S. Gervasio. La prima come strada che mi ha incanalato verso la conoscenza di quelle immense testimonianze che si affacciano su di essa e che trasportano col loro fascino e con la loro antica storia, tutti coloro che amano la città sin dalle sue origini. La seconda, come perno di quella mia maturità e punto nevralgico della mia esperienza in campo artistico. Due strade, due raggi di quel cerchio che ha come centro la Piazza; che hanno raccolto ricchezze negli anni ed hanno racchiuso nelle loro umili forme, il ricordo di ciò che mi hanno lasciato del tempo passato.


Falsità



Gioite voi assemblatori di false teorie
sapienti di parole che si perdono al vento
costruttori di ideologiche memorie
voi musicanti di una musica lamento.

Imperterriti sognatori del non vero
non curanti di ciò che l’arte insegna
ascoltate le voci di quegli eroi che
del loro silenzio riempiono gli spazi.

Supportati da gente che un dì avete voluto esaltare
in cambio di cosa:
dell’arricchimento del sapere e non del fare?

Oh Mago Merlino, che della magia ne facesti vita
e che Artù erigesti a mito,
fa che la spada non superi la lingua
e che le parole siano destinate solo
a coloro che amano davvero la verità.


La chiesa di S. Teresa



Hanno rimesso a nuovo le tue spoglie
ma hanno lasciato dentro intatte le tue memorie:
Infinite, quanto infinite le tue uscite
oh Madonna, che ci avvolgi con emozione
nel tuo nero mantello
cosparsa di fiori a suggello
di acuta devozione.

Presepe che sembra dipinto
in quella mistica e solenne aria
rimossa solo da acuti striduli
di rondini all’esterno.

Sul tuo sagrato
gioie ed emozioni,
che bambini hanno provato
nel tempo che fu.



Senza dimenticare


Ho voluto portare con me
Il passato e poco del nuovo:
credo che vivrò ancora per molto.


La pietra della Villa


Fortunata quella pietra
sulla quale c’è scritto:
“a ricordo perenne di….”
e tutti la guardano
e si chiedono: ma chi era?
E poi commentano:
guarda come è bella
chissà da dove viene.
E si chiedono: ma chi era?
Peccato che
l’abbiano messa qui:
si rovinerà!
E si chiedono: ma chi era?
E’ come il mio pavimento
con le stesse striature,
con gli stessi difetti!
E si chiedono: ma chi era?

E lui:
Ma ricordo perenne per chi?


Le chiancate

C’è un’aria strana
quando passeggio sulle chiancate
della mia strada natìa.

Per amico il mio passato
e per compagna la solitudine
ho nel mio cuore i ricordi
di quei passi incerti.


Come un guerriero


Come uno sparto guerrier
a disputar la vita mi accingo
pien di spirto ma ramingo
su quel terreno destrier.


Il grande cuore


Addò l’acque luntan
han vist’ i prue
e addò i gran’ nav
s’ fecero gran’ viagg,
accussì o Pizz’munn
se fece gran’,
pe d’attraversà l’ocean
e tutt stu grand mar attuorn….
e chiss’uocchie
mo’ chè sarrà anna dicere…
agg’ vist finalment
cuss’è l’ammor.


Il “grande cuore”
non smette mai di battere…continua!





Via troppo presto


Mi piace una cometa che arde
mentre attraversa il cielo di sera:
ma va via troppo presto.

Mi piace un arcobaleno che sbiadisce
nello scintillio dei tuoi occhi:
ma va via troppo presto.

Luccichii e scintillamenti
e splendide vivacità
qui in un solo giorno
vanno via in una notte.

Mi piace la spaziosità della luce
in un pomeriggio nuvoloso:
ma va via troppo presto.

Mi piace un castello costruito
su una spiaggia sabbiosa:
ma va via troppo presto.

Mi piace un fiore perfetto
appena sbocciato:
ma va via troppo presto.

Nasce un divertimento,
una ispirazione, una gioia
qui in un solo giorno:
ma va via troppo presto.

Mi piace un tramonto che muore
mentre sorge la luna:
ma va via troppo presto.



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