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Lino Albanese


I FOLLETTI


Nel mondo delle fiabe


I FOLLETTI




Io e Gianni andavamo spesso nel bosco in cerca di funghi.
Era il nostro passatempo preferito e a detta di molti, quella era stata considerata la stagione dei porcini.
La nebbia umida di quella domenica mattina ci avrebbe senz’altro agevolati nel trovarli; dovevamo solo seguire quel sentiero che conoscevamo fin troppo bene in ogni particolare.
Solo il mese prima, ad un margine di esso, ci capitò di trovare sotto il tronco di un albero secolare, un’immensa famiglia di funghi che poi Wilma aveva cucinato così bene, lasciandoci quel profumo nelle narici, non so per quanto tempo.
Quel sentiero era divenuto il nostro punto focale nei discorsi della settimana.
Ne parlavamo con tutti i nostri amici, lì nella sala biliardo del bar senza però sbilanciarci troppo nel dare ulteriori riferimenti: non volevamo che scoprissero quel nostro posto segreto.
Di solito, su quel tragitto, li trovavamo sempre ben nascosti sotto mucchi di rovi ed i nostri occhi si erano abituati a scovarli subito.
Lasciavamo la macchina di Gianni all’ingresso del bosco, in una radura fatta apposta per parcheggiare i mezzi e ci inoltravamo per ore ed ore in quella fitta vegetazione per poi giungere al sentiero.
A volte arrivarci era un’impresa ardua: ci toccava salire su per la collina.
Nelle vallate, le piogge abbondanti creavano dei laghi immensi che non era possibile superare.
Ci toccava raggirare l’ostacolo con manovre a prova di scarponi per giungere a destinazione.
Una volta presi i cesti di vimini da quell’ampio portabagagli della monovolume, ci inoltravamo spediti verso il posto da noi conosciuto ed una volta infilati tra gli alberi e cespugli, nessuno ci fermava più.
Avevamo lasciato Wilma e Maria a letto, dicendo loro che saremmo ritornati carichi di meraviglie e di prepararsi per una grande abbuffata di funghi, ma loro rigirandosi dall’altra parte annuirono solo con un cenno della mano per salutarci ed immergersi di nuovo nel loro sonno.
D’altronde, la domenica, per loro era sacra… al diavolo le faccende domestiche.
Per non smentirci, quella mattina partimmo prima del solito, all’incirca verso le 4,30 per avere più tempo….eravamo sicuri di noi stessi….eravamo bravi.
Non temevamo niente e niente ci avrebbe fermato; nè quel fruscio causato dal vento che procurava quel sibilo sinistro che avrebbe fatto sobbalzare chiunque e né qualche vipera; Nico portava sempre con sé siero e siringhe per eventuali morsi.
Eppure c’era da avere paura.
Quel bosco, anni addietro, era balzato alla cronaca parecchie volte, per degli avvenimenti misteriosi e mai risolti.
Un posto nel quale avvenivano spesso strani incontri.
C’era chi aveva giurato persino di aver incontrato il diavolo in persona, chi una strega, chi gli gnomi o addirittura persone scomparse ma… noi non davamo peso a quelle dicerie.
Eravamo stati lì una decina di volte e non c’era mai capitato di notare insolite stranezze.

Quella mattina però …….

Di solito incontravamo sempre qualcuno: c’era chi andava per funghi o chi andava a caccia: quei latrati dei loro cani sguinzagliati che sentivamo a chilometri di distanza, di solito ci davano un preavviso del loro passaggio.
Ma quella mattina eravamo davvero soli, non c’era anima viva.
L’aria che ci circondava era pesante e la nebbia finissima sembrava fuoriuscisse dagli alberi come il fumo di una ciminiera.
Come al solito ci incamminammo tra quelle erbacce e dopo una buona ora arrivammo al nostro sentiero.
Iniziammo ad ispezionarlo con una frenesia addosso di chi sa di trovare i funghi e su chi l’avesse trovati per primo.
Ogni posto che scrutavamo ci dava un’indicazione di passati ritrovamenti.
Un paio di settimane prima avevamo scovato, proprio all’inizio, una bella pianta e ci eravamo preoccupati di lasciare lì le spore per una successiva raccolta.
Ma quella mattina non c’era niente.
Continuammo nella ricerca inoltrandoci ancora più all’interno: niente.
Ci guardammo stupiti; come mai quella mattina non c’erano funghi?
Colpa dell’aria mi disse Gianni; non è la giornata giusta.
Eppure, tutto intorno l’ambiente era simile a quello delle altre volte: come mai stavolta di funghi nemmeno l’ombra?
“Vogliamo inoltraci ancora per un po’?”…chiesi a Gianni.
“Nico, mi rispose, ho una brutta sensazione addosso…ogni tanto mi vengono dei fremiti; che abbia un po’ di febbre?”
“Ma no, dai…sarà colpa del finestrino aperto che hai tenuto…ti sarai beccato un raffreddore ma…non pensarci; guardiamo piuttosto meglio…possibile che non ci sia ombra di fungo?”
Come per incanto, la nebbia ad un tratto si diradò lasciando un insolito odore di legna arsa, ma…incuranti ci inoltrammo sempre di più nel fitto bosco.
Erano già tre ore che eravamo lì ma di porcini niente.
Manco a farlo apposta non trovammo nemmeno chiodini che snobbavamo così tanto per dedicarci alla raccolta di quelli prelibati.
Iniziammo ad ipotizzare su tante: che abbiano buttato qualche insetticida? O qualche disserbante? O c’era qualcuno che avesse scoperto il nostro sentiero e ci avesse preceduti?
No, non era possibile… qualcuno gli sarà pur sfuggito e poi, lo conoscevamo solo noi quel posto e non era affatto facile raggiungerlo specialmente per chi non avesse avuto dimestichezza con quei luoghi.
Eppure c’era qualcosa di strano.
“Gianni, cosa ne pensi?”
“Cosa vuoi che ti dica; oggi è una giornata che non mi convince…capita!” fu la sua risposta.
Ma più andavamo avanti e più mi sembrava di annusarli; dovevano esserci, non potevano essersi dissolti nel nulla.
Che figura avremmo fatto con le nostre mogli se non avessimo portato neanche un fungo?
E se lo avessero saputo anche i nostri amici?
Conoscendoli ci avrebbero deriso per tutta la settimana.
No, dovevamo andare avanti e trovarli per non perdere quella reputazione che ci eravamo conquistati nel tempo.
Ad un certo punto, seguendo quel sentiero, arrivammo ad un bivio; non eravamo mai arrivati fino a lì.
“Gianni che facciamo? Dove andiamo ora?” gli chiesi, sapendo che lui era molto più razionale di me nel prendere decisioni e che io, a differenza di lui, mi consideravo abbastanza impulsivo nel dover affrontare simili situazioni.
“Nico torniamo indietro…altrimenti non ce la facciamo a ritornare per l’ora di pranzo…ci vogliono più di 3 ore solo per arrivare alla macchina.”
“Gianni, gli risposi, ma ti rendi conto che è come buttare al vento una intera mattina e che bisognerà aspettare ancora un’altra settimana e magari anche di più, per ritornare qui?...dai, continuiamo a cercare…vedrai che li troveremo anzi, tra mezz’ora precisa prendiamo il ritorno .”
“Va bene Nico ma, giusto una mezz’ora e non di più…sai questo posto non mi fa star tranquillo.”
Nel frattempo la luce del sole si iniziò ad opacizzare…non traspariva più tra le chiome degli alberi con la sua energia ma, dava sfogo alla nebbia di alzarsi e di avvolgerci come d’incanto.
Una decisione all’unisono ci fece prendere il sentiero di sinistra che era molto più carente di sassi e molto più fitto di vegetazione finchè arrivammo davanti ad un ruscello.
Ci guardammo intorno; ci trovammo in un ambiente spettrale da film dell’orrore: che posto era mai quello? Dove ci trovavamo?
Quel ruscello da dove proveniva e dove sgorgavano le sue acque?
Mi abbassai per toccare quell’acqua gelida e trasparente quando mi accorsi di trovarmi su un ponticello in legno che qualcuno sicuramente aveva costruito; e chi avrebbe potuto farlo proprio lì, in quel posto desolato?
“Gianni hai visto? Qualcuno si è divertito a costruire un ponte ma, chi glielo ha fatto fare? Si può benissimo fare un salto per attraversarlo, non è mica come il Po che hai bisogno di un barcone.”
“Già, mi rispose lui, chissà da quanto tempo è qui…ed è pieno di muschio.”
“Dai Nico ritorniamo che si è fatto tardi.”
“Aspetta Gianni, credo di aver visto qualcosa muoversi tra quegli alberi lì in fondo…l’hai notato anche tu?”
“No, che cos’era?” gli chiesi trepidante.
“Non lo so, ma aveva sembianze umane…c’è qualcuno lì?”
“Boh!!! Io non ho visto nessuno!”
“Eccolo si è mosso da dietro quel cespuglio, hai visto?”
“Si l’ho visto anch’io…sta andando in quella direzione…dai seguiamolo!”
“Ma sei pazzo? Che c’importa di lui?” si impuntò Gianni.
“Sarà quello che ci sta rubando i nostri funghi!”
“I nostri funghi? Ma Nico…ti rendi conto di quello che dici? I funghi sono di tutti!”
“Si, ma il sentiero l’avevamo scoperto noi!”
“E che significa?” Lo interruppe Gianni; siamo in un posto dove chiunque può venirci…anche quel tizio si trova in un posto pubblico e può fare quello che vuole, come noi del resto e non abbiamo nessun obbligo di mandarlo via.”
“E’ vero Gianni, hai ragione; questi funghi mi stanno togliendo la ragione ma, seguiamolo…forse può indicarci lui dove si trovano i porcini e magari, conosce questa zona meglio di noi!”
Ed iniziammo a seguirlo e… addio mezz’ora.
Saltando di cespuglio in cespuglio, il tizio ci portò davanti ad una casetta come quelle che si vedono nei cartoni animati.
“E qui chi ci abita? Dissi a Gianni, Biancaneve e i sette nani?...la stai vedendo?
All’esterno di essa c’era un tavolo e, meraviglia tra le meraviglie, su di esso erano ammassati funghi porcini di dimensioni enormi; erano talmente tanti che cadevano e si spargevano tutti intorno.
Ci avvicinammo increduli a quella visione.
Non avevamo mai visto quel ben di Dio così da vicino e iniziammo a domandarci come mai fossero lì senza che nessuno badasse a loro?
“Eccoli dove sono! Hai visto Gianni che avevo ragione io! Quel tizio li ha raccolti tutti lui, ed ora sono qui davanti a noi! Che dici possiamo prenderli?”
“Non credo, mi rispose; se sono lì è perché qualcuno li avrà messi…aspettiamolo, magari ce li vende e non faremo così una brutta figura con le donne!”
Nico, guardandosi attorno per vedere se ci fosse qualcuno iniziò a gridare: “C’è qualcuno? C’è qualcuno?”
Poi avvicinandosi alla finestra di quella piccola dimora, tentò di sbirciare all’interno senza veder muoversi nessuno.
Non c’era anima viva e quel luogo incominciò ad apparire in tutta la sua spettralità: la nebbia si diradò e tutt’intorno apparvero delle sedie intarsiate in legno e sicuramente costruite da una mano esperta, come il ponte visto prima.
Avvicinandosi alla porta, Nico bussò lentamente, con premura di chi non volesse dare fastidio; “C’è qualcuno? C’è qualcuno?”
“Ci sono io” fu la risposta di un omino sbucato all’improvviso da dietro un cespuglio facendoci rabbrividire la schiena.
La sua voce cavernosa ed il suo aspetto orripilante ci fece sobbalzare dalla paura: sembrava essere uscito da una fiaba di orchi e streghe malefiche.
Era un nano vestito solo di un paio di pantaloni che gli arrivavano alle ginocchia tenuto su da una corda a mo’ di bretella.
Malgrado il freddo e l’umidità avessero colpito anche noi che eravamo abbigliati in maniera egregia, sembrava che a lui, invece non lo toccassero minimamente…eppure faceva freddo.
La sua pelle era coperta da ispidi peli ed il suo viso ricoperto da una barba incolta di un colore rossastro.
Chi mai fosse quel tizio?
“Buongiorno” fu la prima parola che riuscì a dire Nico, tremante di paura.
“Voi chi siete?” Rispose il nano; “che ci fate da queste parti?”
“Sa, disse Gianni avvicinandosi al tavolo stracolmo, siamo in cerca di funghi e camminando lungo il sentiero siamo arrivati fino qui!”
“Ah, rispose il nano, avete percorso il mio sentiero?”
“Come? Ribattè Nico, il suo sentiero? E come fa ad essere il suo?”
“Perché l’ho fatto io!” rispose prontamente facendo segno col pollice e puntandolo verso lui.
“L’ha fatto lei? Chiese Gianni guardando il suo amico ed annuendo ironicamente un sorriso; pensavamo fosse un sentiero naturale del bosco; è lì che troviamo i porcini, e….
“Ma scusi, lei chi è?” chiese avvicinandosi al nano.
“Io chi sono? Come, non avete mai sentito parlare di me?”…ah ah ah ah, ridacchiò lo gnomo…io sono Teseo il custode dei funghi del bosco!”
Quella risposta ci mandò letteralmente in tilt…stavamo sognando? vivendo un incubo? Dove ci trovavamo?
“Mi scusi, chiese Gianni, ma mi vuol ripetere quello che ha detto?”
Impuntandosi e con un fare minaccioso il nano rispose:
“Ho detto che sono il custode dei funghi e voi siete nel mio territorio!”
“Sul suo territorio? E come fa ad essere suo il territorio?”
“L’ho ereditato dai miei avi così come ho ereditato tutto quello che cresce in esso e guai se qualcuno tenti di toccare qualcosa… guai!”
“Oh Dio, disse Gianni guardando l’amico, dove siamo capitati…tra i matti!”
In quel momento, come se avessero avuto un segnale, iniziarono a sbucare, ad uno ad uno da dietro i cespugli tanti gnomi; non si potevano contare quanti erano e tutti insieme iniziarono ad avvicinarsi sempre più ai due malcapitati i quali, vistosi mal riparati si ritrassero fino a toccare la casetta con le loro schiene.
“Questi sono tutti miei fratelli” disse Teseo che doveva essere il maggiore; “Viviamo raccogliendo i frutti di bosco ed i funghi che poi diamo a Valchiria, la strega a cui piacciono molto!”
No, non era possibile; stavamo sicuramente sognando…eravamo nel 2009…come potevano esistere ancora questi personaggi da fiaba?
“Gianni svegliami ti prego, sto avendo un incubo!”
“Anch’io Nico vorrei essere svegliato…tutto questo non mi sembra vero!”
“E’ tutto vero” intervenne il grande gnomo, “tant’è che conviene mettersi l’animo in pace perché da qui voi non partirete mai più. Siamo troppo gelosi di questo posto e nessuno deve saperlo!”
“Come non partirete?” disse Nico arrabbiandosi…”ma sta scherzando sicuramente!”
“Nient’affatto!…quei pochi, giunti qui, sono restati per tutta la vita. Non siamo noi che decidiamo le vostre sorti ma è Valchiria…è lei che trasforma gli uomini in animali capaci di annusare e scovare i funghi. Vedete quell’asino; un tempo era uno che cercava funghi ed un giorno capitò qui. Vedendoli ammassati sul tavolo, come li avete visti voi, li rubò riempiendo la sua gerla. La strega trovandosi qui per caso e vedendo ciò che aveva fatto lo volle punire tramutandolo in asino.”

Non credevamo neanche ad una parola che ci raccontava…forse lo faceva per impaurirci ancora di più così da non tornare in quel posto.
Fu allora che Gianni prese la parola e col suo fare da uomo metodico e corretto si rivolse allo gnomo:
“Ecco, senta, siamo capitati qui per caso e non volevamo creare disturbi né a voi e tanto meno ad altri. I vostri funghi sono ancora sul tavolo e noi ci siamo premurati di non prenderli. Ora ci faccia andare via perché rischiamo di fare tardi e le nostre mogli potrebbero incominciare a preoccuparsi!”
“Non avete capito!...voi siete entrati nel territorio della strega Valchiria e… qui chi entra, non esce più!”
“Maledetto quel sentiero” replicò Nico, “maledetto quel giorno che lo abbiamo percorso per la prima volta!”
Gianni replicò: “Hai visto!! Me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava…dovevamo andarcene subito via…lui no, no, dobbiamo cercare i funghi…chissà che diranno di noi! Ed ora come la mettiamo?”
Detto questo gli gnomi si gettarono addosso ai due che urlanti li respingevano con calci e pugni a più non posso ma…nulla poterono fare…erano troppi…sembravano essere in diecimila ed in un batter d’occhio si ritrovarono legati ed imbavagliati.
Nico piangeva e si dimenava come un forsennato e Gianni reagiva scuotendo la testa come se volesse togliersi il fazzoletto dalla bocca ma…niente da fare.
Da dietro la casetta spuntò un carretto trainato dall’asino che si avvicinò ai due.
A forza di braccia furono caricati su di esso insieme ai funghi e trasportati verso l’interno del bosco; Teseo si mise alla guida del carro mentre tutti gli altri gnomi camminavano a fianco senza proferire parola.

Verso la strega

Posti a spalle in giù e sballottati a destra e manca, furono trasportati in una fitta e nera vegetazione.
Quello che stava accadendo ai due, era successo così in fretta da non rendersi conto se ciò fosse uno scherzo di pessimo gusto.
E se fosse stato tale, quando sarebbe finito? E nel frattempo cosa gli avrebbero fatto? Dove li stavano portando?
Presumibilmente dalla strega Valchiria, soprannominata così, per la sua passione di cavalcare la sua scopa magica.
Scorazzava spesso nel bosco ed aveva la sua dimora in una spelonca situata ai piedi della collina chiamata “Sperone”.
Ma ciò che deprimeva Gianni e Nico era il pensare alle loro donne; si chiedevano chissà se avessero avvisato la polizia o i carabinieri della loro scomparsa…magari!
E se anche fosse, come sarebbero arrivati fin qui per liberarci?
“Oh poveri noi”…pensavano, “dove ci hanno portato i funghi!”
Percorsero un sentiero nascosto pieno di pietrisco e con massi che facevano sobbalzare il carico.
Il viaggio durò un’oretta circa per arrivare davanti ad una grande apertura, ai piedi di un dirupo situato tra due valli coltivate a vigneti.
Dopo aver portato i funghi all’interno della grotta, toccò ai due malcapitati essere presi e sempre imbavagliati, portati dinanzi alla strega Valchiria.
“Toh, altri due!” disse appena entrarono; “anche loro in cerca dei miei funghi!”
Si sentiva la sua voce ma non si vedeva. Era lì nella penombra che imbrattava qualcosa accanto ad un tavolo pieno di alambicchi.
Quindi furono accese delle torce e finalmente si potè vedere in che posto si trovassero.
Ad un certo punto comparve lei e… stupore dello stupore… ammirarono la sua bellezza: non aveva niente a che vedere con quelle vecchie streghe che si raccontavano nelle fiabe.
Il suo tono di voce era talmente languido che quando parlava con Teseo non traspariva nessun tipo di malvagità. Ciò rincuorò Gianni e Nico che sperarono ancor di più in un suo atto di magnanimità.
Volevano parlare con lei e spiegarle l’accaduto e fu Gianni che muovendosi le fece capire di voler interloquire con lei.
Questa, andando verso di loro, con un gesto veloce tolse ai due la benda dalla bocca e messa la mano dinanzi, emanò un fluido che immobilizzò all’istante i due.
Allorché rivoltasi verso loro disse: “So che a voi sembrerà strano quello che vi è successo! Io sono la strega Valchiria e questi i miei gnomi. Hanno il compito di raccogliere i funghi del bosco e portarmeli. Voi siete incautamente entrati nelle mie terre e perciò dovete pagare!”
Erano bloccati tanto da non poter controbattere niente; la ascoltavano ma si dimostrarono inermi davanti alla loro giudice.
“Bene!” disse la strega, “c’è solo da decidere in quale animale devo trasformarvi! In uccelli?…no, volereste via! In cavalli?...no!” e mentre lo diceva si dirigeva verso il centro della stanza dov’era un trono e seduta si rivolse a Teseo: “Secondo te come dovrei trasformarli?”
Lo gnomo, dopo averci pensato su rispose: “Valchiria, sono troppi i funghi da raccogliere e perciò con i miei fratelli ho pensato di costruire altri carri; questi devono essere trainati e quindi avremmo bisogno di altri muli!”
“Giusto!” rispose la strega; “li trasformerò in muli così saranno in tre a portarmi i porcini!”
I due malcapitati, senza che potessero reagire, ascoltarono la loro infausta sorte assegnatagli e iniziarono a sudare freddo.
Valchiria, allora, pronunziò delle parole e loro sentirono un abbandono totale del loro corpo ed a divenire muli con tanto di orecchie e di coda; le mani come i piedi divennero due zampe ed iniziarono a piegarsi per assumere le sembianze di due ciuchi.
Dopo di che furono portati all’esterno ed attaccati al carro con l’altro mulo.
“Anche voi avete subito la mia stessa sorte?” ragliò il vecchio somaro ai due giovani.
“E adesso cosa facciamo?” chiese ragliando Nico.
“Niente!” rispose l’altro; “dobbiamo solo aver tanta pazienza ed aspettare che qualcuno ci tramuti nuovamente!”
Nel frattempo, dall’interno della spelonca giungevano grida di disapprovazione da parte di Teseo e non si capiva cosa stesse succedendo.
Usciti dalla grotta con un ciglio strano, gli gnomi presero il carro ed iniziarono a ritornare verso casa con Teseo sempre alla guida e due fratelli seduti accanto a lui.
Appena imboccato il sentiero, il grande gnomo riprese a sbraitare ed inveire contro la strega per il mancato pagamento dei funghi: tanto oro quanto il peso stesso dei porcini.
Secondo lui, Valchiria lo avrebbe fatto apposta!
Era talmente arrabbiato che i due fratelli al suo fianco lo invitavano a zittire per non farsi sentire dalla strega ma lui continuava imperterrito.
A quel punto imprecò con tanta veemenza da lasciarsi sfuggire un segreto tanto che i tre somari si guardarono tra di loro straniti: “ci vorrebbe quel siero per poterla annientare, quella vipera… così saremmo ad armi pari!”
Chissà di quale siero stesse parlando, pensò Gianni; nel frattempo il vecchio somaro, rivolgendosi ai due, ammiccò con l’occhio facendo intendere che lui sapesse a cosa stesse riferendosi .
Uno gnomo giratosi verso Teseo gli sussurrò: “Sai bene che noi non possiamo averlo. I morsi delle vipere non ci fanno male, perciò mettiti l’animo in pace e continua come hai fatto finora! Alla strega non ci pensare più!”

Al loro ritorno i muli furono messi in una pagliaia e legati a degli anelli di ferro; gli gnomi rientrarono tutti nella loro dimora.
“Tony, Tony”, chiamò Gianni l’altro malcapitato, “di quale siero parlavano?”
“Di quello antivipera!” rispose; “E’ l’unico stratagemma che potrebbe aiutarci a sconfiggere la strega! Ma chi può darcelo e poi come si darebbe a Valchiria?”
A quel punto intervenne Nico: “Io ce l’ho! E’ nella borsa che mi hanno sottratto! Lo porto sempre con me quando vado a funghi ma… come fare per prenderla?”
“Bisognerebbe convincere Teseo!” disse Tony, “è l’unico che potrebbe aiutarci!”
“Già, rispose Gianni, è proprio l’unico! Lasciatemi pensare come fare e domattina metteremo in atto un piano!”
Così dicendo, stanchi della giornata passata si accasciarono su mucchi di paglia e si addormentarono velocemente.
All’alba furono svegliati da Teseo che sciogliendoli li portò all’esterno per attaccarli al carro e dov’erano i fratelli pronti per raccogliere i funghi.
Gianni fu posto davanti a tutti e trovandosi a cospetto di Teseo ragliò: “Tu la odi tanto quella strega vero? Ti ho sentito inveire contro lei!”
“Zitto!” gli rispose Teseo, “che ne sai tu di noi? Lei ha trasformato anche noi in gnomi facendoci prigionieri e raccogliere funghi! Anche noi dobbiamo ubbidire a lei così come voi dovete ubbidire a me!”
“Si ma noi” continuò Gianni, “possiamo esserti d’aiuto per sconfiggere il maleficio fatto a voi e a noi!”
“E come potreste?” rispose Teseo ridacchiando e tirando ancor di più le redini.
“Io ho quel siero!” rispose Nico ch’era dietro a Gianni.
“Come? Hai quel siero e dov’è?” chiese lo gnomo con un’aria curiosa.
“Prima di dirti dov’è” disse Gianni, dicci quale sarà la nostra sorte!”
Senza pensarci su Teseo rispose: “Sarete liberi di andarvene da qui ma… prima ditemi dov’è quel siero!”
“E’ nella mia borsa” rispose Nico, “con delle siringhe! E’ quella che mi avete tolto quando ci avete attaccati!”
“Bene!” rispose Teseo, “vuol dire che al prossimo carico i funghi saranno imbevuti di siero e così morirà quella malvagia e noi ritorneremo ad essere quelli di prima!”
E così continuarono a percorrere un sentiero ed a raccogliere funghi porcini.
Dopo che li ebbero raccolti, li ammassarono sul solito tavolo per sceglierli.
“Ora vedrà che bello scherzetto le faremo!” disse Teseo mentre cospargeva il siero sui funghi.
Una volta imbevuti furono messi sul carro e trasportati verso la grotta della strega. Questa appena li vide si meravigliò proferendo: “Allora è vero! E’ proprio l’anno buono per i porcini! Ah ah ah….!”
“Guarda!” rispose Teseo sorridendo, “questi sono proprio formidabili!”
“Voglio subito assaggiarli” disse Valchiria e si apprestò a sceglierli dal carro e portarli dentro alla sua grotta per mangiarli.
Subito si udì un urlo unito a scintille e fumo: uno sconquasso, tanto che la grotta tremò tutta facendo cadere massi giganti che occultarono l’ingresso.
Gli gnomi presi i tre muli, subito fuggirono verso casa e strada facendo le loro sembianze cambiavano.
“Guarda Gianni!” gridò Nico, “stiamo ridiventando persone. Ci siamo riusciti.. abbiamo sconfitto la strega!”
Anche gli gnomi iniziarono a ridiventare quello ch’erano prima: bambini.
“Io e i miei fratelli siamo stati rapiti dalla strega che ci ha trasformati in folletti e portati nel bosco per raccogliere funghi!” disse Teseo, rivolgendosi ai tre; “io sono stato il primo e gli altri sono venuti dopo!”
E Tony si rivolse a tutti dicendo: “Ora possiamo tornarcene a casa e finalmente riabbracciare i nostri cari!”
Gianni e Nico ripresero il loro famoso sentiero e dopo parecchie ore furono davanti alla macchina pervasi da una immensa gioia e dall’ansia di ritornare presto a casa dalle loro mogli.
“Corri Gianni, corri!” diceva Nico, “che chissà come le ritroveremo!”
Mentre percorrevano a tutta velocità la strada, sentirono le voci delle mogli che gridavano: “Gianni, Nico!”
Cos’era?
Erano Wilma e Maria che scuotevano i due dal letto: “Beh e allora? Non volete alzarvi? Sono le 4 ed è ora di andare a funghi… cos’è non avete voglia oggi?”
I due si guardarono perplessi non rendendosi conto di dove fossero.
“Nico!” disse all’amico, “ho fatto un sogno che mi ha turbato!”
“Anch’io!” rispose Gianni “ho sognato ch’ero rapito da gnomi e che una strega mi aveva trasformato in mulo!”
“Caspita!” rispose Nico, “anch’io ho fatto lo stesso sogno!”
“Che sia un presagio?” disse Gianni mentre si infilava nuovamente sotto le coperte.
“Già!” rispose Nico rigirandosi dall’altra parte…
“Domani ti porto da un amico che vende dei porcini meravigliosi… Wilma te ne bastano 3 chili?”
E si riaddormentarono tutti.

Lino Albanese



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