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Lino Albanese


LA QUERCIA MAGICA


Nel mondo delle fiabe


LA QUERCIA MAGICA




C’era una volta un castello governato da un Re celtico e dal suo saggio consigliere nonché Mago di corte, Wendramin.
Il Re aveva un figlio di nome Elton cresciuto purtroppo senza mamma, morta in giovane età.
Questi era stato sapientemente istruito e portato verso l’arte delle armi dal suo precettore Wilfred, che gli aveva insegnato l’uso della spada con la quale il ragazzo eccelleva soprattutto durante i tornei e le sfide che avvenivano annualmente nel cortile del castello tra i cavalieri delle contee vicine.
Elton primeggiava su tutti e la sua capricciosa scaltrezza, a volte lo portava ad eccedere nei suoi atteggiamenti arroganti, suscitando invidia e gelosie tra i suoi coetanei.
Conobbe una donzella che viveva nel castello; col passare del tempo si invaghì di lei a tal punto che le promise che sarebbe diventata la sua compagna di vita; ma non le aveva mai dato adito di crederci veramente perché per lui, al primo posto c’era sempre la sua spada.
Divenuto cavaliere l’esercito passò nelle sue mani.
I suoi soldati spesso venivano impiegati per sedare delle lotte tra tribù ostili che il cavaliere vedeva come una minaccia futura verso il castello.
Per questo partì verso quelle terre ai confini del loro territorio per conquistarle e metterle sotto un’unica corona… ma le cose andarono per le lunghe ed Elton dovette restare lontano dal suo castello per parecchi anni.
Per mettere fine alle ostilità, il Mago Wendramin, forgiò una spada magica che chiamò “Amor di pace” che imbracciata dal cavaliere, avrebbe con l’energia della sua lama, calmato gli animi dei contendenti e messo fine a queste travagliate lotte.
Il padre, lo aspettava impaziente per donargli il trono e la spada forgiata dal Mago; la sua età ormai avanzata gli impossibilitava di difendere il maniero.
Approfittando di questo, un giorno la Strega Thersa e suo figlio Edwin, complottarono per conquistare il castello: la strega sotto le sembianze del Re si presentò da Wendramin e richiese la spada dicendogli che, avendo avuto notizie del ritorno del figlio Elton, voleva fargli una sorpresa.
Il Mago, convinto si trattasse del vero Re, consegnò “Amor di pace” a Thersa che appena se la ritrovò tra le mani iniziò ad usarla in maniera malvagia avendo acquistato potere da essa.
Spodestato il Re, al suo posto mise suo figlio Edwin.
Era anch’egli un potente stregone; sua madre gli aveva insegnato tutto della magia nera diventando ben presto, migliore della sua educatrice.
Era odiato da tutti per il suo comportamento arrogante e soprattutto per la sua forza bruta.
In lui vedevano un orco: capelli disfatti lunghi e neri, due occhi rossi da far spavento, sopracciglia folte, una barba incolta e due braccia muscolose che a vederlo da lontano pareva fosse un macigno.
Si era attorniato di uomini ormai fuori da ogni contesto sociale che avevano in lui il loro protettore servendolo come piccoli agnellini.
Bastava solo un suo sguardo per metterli subito a tacere.
Edwin approfittava di tutto quello che gli potesse capitare dinanzi: le scorte del castello, per esempio, che sarebbero serviti ai suoi abitanti per parecchio tempo, lui e i suoi amici ne avevano fatta incetta in poco tempo.
Quando il mangiare iniziò a scarseggiare, diede ordine ai suoi uomini di portargli subito dei viveri se no avrebbe fatto loro una magia: li avrebbe trasformati in maialini e li avrebbe mangiati.
E loro con carri e quant’altro, subito obbedivano portando al castello tutto ciò che potevano depredare in giro.
Da parte sua Thersa, non venne meno al suo ruolo di malvagia.
Per assicurarsi che nessuno potesse metterle i bastoni tra le ruote, con sofisticati incantesimi, trasformò tutti i sudditi del castello in alberi così da formare una grande foresta nei dintorni del feudo.
Per primo trasformò il Mago che, non aspettandosi un simile tranello, si mostrò talmente vulnerabile tanto che fu tramutato in quercia e destinato, con la sua folta chioma, a far da primaria presenza al centro della foresta.
In essa Thersa vi pose la sua residenza attorniata da gnomi, folletti e streghe amiche che le facevano da avamposto.
Avevano il compito di recapitare qualsiasi evento fosse capitato lì che li avrebbe danneggiati.
Perciò posti sui rami degli alberi, vigilavano con occhi aperti ed orecchie sempre tese nell’ascoltare qualche movimento o suono strano provenire dalla foresta.
Tutto era stato studiato bene dalla strega.
Mai nessuno si sarebbe sognato di ostacolare i suoi piani per non essere magicamente tramutato o addirittura ucciso da lei.

Nella foresta

Passarono dieci lunghi anni ed Elton, con un manipolo di suoi soldati, dopo aver conquistato le terre lontane, rientrò nel suo feudo e si trovò davanti alla foresta non ricordandone l’esistenza.
Davanti a lui, c’era un sentiero costruito apposta dalla strega per coloro che si fossero inoltrati incautamente: dovevano seguirlo apposta per arrivare al castello ed una volta giunti dinanzi a lei venivano tramutati come gli altri.
Ed anche il cavaliere si apprestava a seguirlo quando….
“Elton, Elton, fermati!” una voce si intromise tra il rumore degli zoc-coli dei cavalli che iniziavano a percorrere il sentiero.
Un uomo sulla cinquantina si pose davanti al suo cavallo; con la mano sinistra tenne ferme le redini mentre con la destra accennava al gruppo di fermarsi.
“Elton sono io, Wilfred; non ti ricordi più di me?
Elton restò perplesso nel guardarlo: “Wilfred, mio caro Wilfred, ma… che ci fai qui?”
Sceso da cavallo si apprestò ad abbracciare l’amico nonché suo precettore.
“Wilfred non mi sarei mai aspettato di trovarti qui... da solo… in questa foresta!”….
“Elton, Elton caro!” con voce sommessa… “da quando sei partito… ah.. quante cose sono successe!”
E guardandolo: “Cosa è successo Wilfred?… dimmi!…dimmi!” la sua mano sulla spalla lo rincuorava come si fa con un bambino che non vuole raccontare la marachella che ha commesso…
“Oh Signore… è troppo lungo da raccontare ma…ti prego… non prendere questo sentiero… ti porterebbe nelle sue mani! ”
“Mani di chi, Wilfred?
“Nelle mani di quella strega…. Oh mio nobile cavaliere… come eravamo in ansia per te!”
“Wilfred, vuoi spiegarti meglio? Non ci sto capendo niente…!”
“Si Elton hai ragione ma… vieni, vieni con me al mio accampamento che ti spiego tutto ma… non prendere questo sentiero… ti prego!”
“Va bene Wilfred ma spiegami… e mio padre?...”
“Vieni te lo dirò dopo vicino al fuoco… vieni!”
E prendendo le redini del cavallo di Elton, a piedi si diressero dalla parte opposta della foresta con il seguito dei soldati a cavallo.
Dopo una buona oretta, tra cespugli incolti e colli inverditi da siepi, tra una mescolanza di rocce che ne ostruivano il passaggio, giunsero in una radura dov’era l’accampamento di Wilfred.
Al veder arrivare i soldati, da ogni capanna ne usciva fuori un vecchio o un bambino che si avvicinava per scorgere chi fossero.
E quando giunsero vicino al fuoco, il precettore chiamò tutti vicino a lui mentre i soldati scendendo da cavallo, si rimpinzavano con frutta e vino che porgevano loro in segno di ospitalità.
“Vieni Elton, vieni qui vicino che ho da farti vedere qualcosa!”… e così dicendo, accompagnò il suo amico vicino una tenda.
“Entra” gli disse…
Sconcertante fu il suo incontro con colei che aveva lasciato al castello: Cloe la donzella.
Era scampata miracolosamente alla strega e nel vederlo accennò a un inchino subito fermato da Elton che invece l’abbracciò teneramente.
Era stata la sua compagna prediletta.
Nei suoi confronti il giovane cavaliere non seppe decidersi se amarla davvero o pensare alla sua spada: scelse la spada ma… a vederla dopo tanti anni, ancora più bella di quanto lo fosse allora, ispirò in Elton tutta una nuova voglia di starle vicino.
I loro occhi ripresero a scrutarsi ma stavolta non per gioco ma per amore.
Da quei visi sconsolati, subodorando che fosse successo qualcosa di grave si rivolse al suo amico dicendo: “Wilfred ora mi racconti tutto!”
“Si Elton”, fu la sua risposta “ma non qui… intorno al fuoco… devi farti vedere da tutti!”
E così fecero: all’uscita dalla tenda furono accolti da un entusiasmo che da anni avevano ormai dimenticato.
Era come se Elton li avesse liberati da un atroce tormento.
Fu un incontro successo per pura combinazione e da parte di tutti ci furono lacrime ed abbracci a non finire…
Intorno al fuoco, Wilfred iniziò a raccontare ciò che era successo durante l’assenza del cavaliere.
Purtroppo quando arrivò a parlare del Re, suo padre, abbassando chino la testa, diede ad Elton la brutta notizia: “Purtroppo di tuo padre non sappiamo niente!” Siamo scampati solo perché il nostro gruppo era andato fuori del castello per acquistare il grano necessario per l’inverno. Ordine dato da tuo padre in persona che non si aspettava certo di avere quel giorno quella sgradita sorpresa! Quando siamo rientrati abbiamo visto ciò che stava accadendo e siamo scappati via!
Ora tocca a te mettere a posto le cose… la tua venuta è come un mira-colo per tutti noi!”
Dopo un attimo di esitazione, mentre guardava i suoi soldati che brindavano con gli scampati, rammentando quei lieti giorni del castello alzandosi in piedi e guardando la donzella disse:
“Ho deciso… domani andremo nella foresta per combattere la strega e recuperare la spada magica!”
Tutti furono contenti nel sentire quelle parole anche se d’altra parte sapevano bene che li attendeva un compito difficilissimo.
Stanare la strega e combattere la sua magia erano cose fuori della loro portata… loro erano abituati a combattere corpo a corpo contro il nemico e non sapevano cosa li attendesse, perciò si fece avanti il timore di non riuscirci.
Come i vecchi tempi, le arpe celtiche iniziarono a suonare per dare loro la carica necessaria e tutti i presenti si tuffarono in una danza intorno al fuoco.
Era ormai buio quando le tende si riempirono di gente ormai stanca… solo Elton e Cloe erano ancora insieme che ricordavano i bei momenti passati nel cortile…
“Hai ancora quel fiore che ti ho regalato alla mia partenza?” chiese Elton.
“Si”, fu la risposta… “eccolo… l’ho conservato come pegno d’amore sul mio petto e non l’ho mai abbandonato!”
Parole sincere che toccarono il cuore del cavaliere che messo il suo braccio intorno al collo della donzella rispose:
“Bene, vuol dire che da questo momento ricominceremo a vivere ancora!” e detto questo la baciò con una veemente passione mentre il crepitio delle fiamme si faceva sempre più impetuoso: le fiamme contornavano le due persone facendole sembrare uniche.
Un unico amore.
L’indomani, l’alba fu sconquassata da uno squillo di tromba che fece levare tutti nello stesso istante.
Un suono che preannunciava vendetta da parte di Elton che già si era levato ancor prima che sorgesse il sole.
Era pensieroso ma la fiducia dei suoi soldati e quella di Wilfred gli recavano un beneficio.
Gli uomini erano tutti lì….
Il grido di Elton squarciò l’aria: “Siete pronti?”
All’unanime tutti risposero “si!”
Messosi alla guida con a fianco il suo precettore, il cavaliere mosse la colonna in direzione della foresta.
L’ultimo sguardo fu per la donzella…dolce, come dolce era il viso di lei.
I soldati invece lasciavano i loro cari con un sorriso come di chi volesse far capire “aspettate che tra un po’ arriviamo”.
Tutti cercavano di fare il meno rumore possibile per non dare adito ai vigilanti di Thersa di avvisare la strega del loro arrivo.
Giunti all’ingresso della foresta, Elton, sceso da cavallo, impartì un ordine perentorio:
“Nascondetevi dietro gli alberi ed avanzate cauti verso il centro; nel frattempo iniziate a mimetizzarvi con dei cespugli o dei rami secchi sparsi qua e là!”
Le loro armi non erano altro che archi e frecce ed ogni tiro, non doveva essere sprecato: si doveva colpire il nemico nel più breve tempo possibile per non dargli tempo di organizzarsi.
Perciò quatti quatti, con un patema d’animo che si sentiva da lontano, giunsero al centro della radura dove scorsero gnomi, folletti e streghe vaganti da un ramo ad un altro.
Il cavaliere, dinanzi a tutti, fece segno di aspettare un suo segnale per attaccare: ognuno doveva scegliersi il suo bersaglio.
Sotto la grande quercia era la strega Thersa.
Aveva scelto di vivere accanto all’albero per deridere Wendramin davanti a tutti.
Il tronco della quercia aveva un’apertura alla sua base nella quale la malvagia aveva inserito la spada magica, a dispetto del Mago che l’aveva forgiata e che ora ne era divenuto addirittura il suo guardiano.
Si divertiva a mescolare intrugli che leggeva da un libro magico in suo possesso e nel quale una pagina intera era dedicata al cavaliere; diceva che sarebbe venuto nella foresta ed avrebbe detronizzato sia lei che suo figlio Edwin.
Ma lei non dava peso a questo…
Aveva predetto che il cavaliere sarebbe rimasto ucciso in battaglia da una freccia vagante… in realtà avvenne solo che, la freccia invece di colpire Elton, si era conficcata nella sua sella.
Ma lo temeva lo stesso… la spada magica era stata forgiata per lui e solo lui poteva impugnarla, perciò fino a quando la teneva nascosta, Thersa si sentiva al sicuro.
Ed invece…..
“All’attacco!” gridò il cavaliere con tutta la forza che aveva in gola.
I soldati corsero tutti verso il proprio bersaglio lanciando frecce a più non posso.
Gli amici di Thersa, che non si aspettavano una invasione nel proprio territorio, restarono fermi meravigliati; e questo andò a favore dei sudditi: non dettero loro il tempo di reagire.
Elton invece, si diresse verso la strega per opporsi ai tentativi magici.
Il suo unico desiderio era trovare la spada, ma… non sapeva dov’era.
Nella grande chioma, tra i rami più alti della quercia venne a crearsi un’apertura dalla quale scese un raggio di sole che indicò l’apertura del tronco.
Opera di Wendramin che si stava vendicando? Mah!
I due amici si guardarono un attimo ed esclamarono:
“Dunque è lì che l’ha nascosta!” disse Elton rivolgendosi a Wilfred.
“Probabilmente si” gli rispose lui.
Ed insieme si diressero verso la quercia.
Ormai per Thersa era giunto il momento della resa; sapeva bene che se il cavaliere avesse impugnato la spada, per lei non c’era più niente da fare.
“Libro… libro… mi hai tradita! gridò. Gli dei sono tutti dalla sua parte!”
“Eccola, l’ho trovata!” esclamò Elton, tirandola fuori dal tronco ed indirizzando la punta della lama verso la malvagia; “che la spada sia con me!” urlò al cielo.
Fu un attimo: come un fulmine a ciel sereno, dalla spada fuoriuscì una tale potente energia che dissolse in un attimo la strega e tutti gli abitanti cattivi della foresta.
Ci fu un silenzio totale… tutti videro la scena e tutti annichilirono davanti alla potenza di quella spada.
Si inginocchiarono davanti ad essa, Elton compreso, che guardava esterrefatto la lama ancora vibrante.
Quel silenzio durò parecchio; fu scosso solo dalla voce della donzella che lo chiamava e dall’accorrere dei suoi sudditi verso i loro salvatori.
Il Mago aveva forgiato ciò che nemmeno la strega o lo stregone più potente potesse fare.
Uno strumento di morte e di pace.
Morta la strega la foresta rinasce: quei rami secchi si ricolorano; le foglie ingiallite si inverdiscono… tutto riprende vita…
Elton decide di accamparsi lì per la notte e riprendere il giorno dopo il viaggio verso il castello.
Mette degli uomini di guardia attorno all’accampamento e rassicura tutti che nulla ormai potrà nuocerli… fin quando c’è la spada tra le sue mani….
La mattina seguente, al sorgere del sole, un soldato di guardia appoggiato ad un albero si trovò per terra scosso da quest’ultimo.
Meravigliato di ciò ch’era successo, svegliò un suo conoscente dicendogli che il tronco si era mosso.
Ancora assonnato, l’amico lo scacciò castigandolo per aver bevuto troppo il giorno prima.
Ma anche gli altri soldati di guardia avendo visto muoversi diversi alberi; pensando si trattasse ancora di qualche maleficio della strega, diedero l’allarme svegliando tutti.
“Vedi che avevo ragione io? disse il soldato all’amico, Non ho visto male, gli alberi si muovono davvero!”
Elton e Wilfred, accorsi all’allarme, iniziarono a scrutare i dintorni del campo non scorgendo niente che potesse far pensare ad un ritorno di Thersa.
Tutti gli alberi iniziarono a muoversi e ad assumere sembianze umane: erano tutti quelli che abitavano il castello.
Grande fu la meraviglia nel rincontrare i loro cari che non vedevano da ben dieci anni.
Ci fu un parapiglia generale.
Gli alberi si trasformavano in donne, bambini, vecchi e tutti si abbracciavano tra di loro felici.
Ormai l’incantesimo era sciolto e si ritrovarono in poco tempo ad essere centinaia e centinaia.
Tutti si inginocchiavano e baciavano la mano di Elton: era stato lui l’artefice di questo miracolo; senza la sua spada magica sarebbero restati alberi per sempre.
Ma solo la quercia rimaneva al suo posto…come mai?
Il cavaliere se ne accorse e si diresse verso lei.
Quando stette al suo cospetto chiese come mai non si mutasse come gli altri.
Dall’interno del tronco la voce cavernosa del Mago gli rispose che era stato tramutato dalla strega in quercia, a dispetto della sua grande sapienza… ed aggiunse:
“Oh Elton, che piacere mi fa rivederti.
Perdonami per quello che ho fatto! Sono stato cieco a non accorgermi di quello che stava accadendo!”
E continuava: “No, non posso ritornare umano come gli altri per una promessa fatta a Thersa; la sua parola contro la mia. Se ti avesse lasciato in pace sarei restato tale per l’eternità. Mi giurò che non ti avrebbe toccato ma poi ho capito che mi aveva nuovamente ingannato: ti stava aspettando per ucciderti ma… quella malvagia non ha fatto i conti con la spada.
La mia magia era fatta col cuore, la sua no… era malvagia. Anche se ora è morta ho promesso di non perdonarmi la colpa commessa!”
“Oh Wendramin, il mio buon Wendramin, ti sei sacrificato per salvare me!”
“Ha deciso tutto il mio cuore Elton. Ti volevo troppo bene e non avrei permesso a nessuno di farti del male!”
“E mio padre? Dov’è?”
“E’ stato annientato per primo. Non so dove sia né che fine abbia fatto!”
“Wendramin come posso sdebitarmi? Tu ti sei sacrificato per me e voglio che il tuo gesto non sia stato invano. Sei la persona che tutti desiderano avere a fianco ed anch’io voglio ancora averti al tuo posto… i tuoi consigli mi saranno utili!”
Nel frattempo si erano tutti radunati intorno all’albero ed ascoltavano costernati la sua storia.
Intristito da quelle parole, il cavaliere replicò:
“Visto che devi restare immobile per sempre, ti farò sradicare e ti ripianterò nel cortile del castello; così ti avrò sempre vicino a me!”
Detto questo impartì l’ordine a tutti: “Sradicatelo e mettetelo su un carro; lo porteremo con noi!”
Tanta fu la gioia dei presenti che presi picconi, pale e corde, iniziarono a scavare per mettere a nudo le sue radici.
“Oh Elton, che gioia mi stai dando; tornerò a rivedere il castello.
Non mi sarei mai aspettato che tu potessi farmi rivivere… grazie!”
Ci volle un’intera giornata per spiantarlo.
Centinaia di persone tutte desiderose di ritornare ai bei tempi passati.
Così facendo caricarono la quercia su un grosso carro trainato da otto cavalli e si diressero per quel sentiero che fino a qualche giorno prima, nessuno si sarebbe sognato di percorrerlo.
“Verso il castello!” cantavano i sudditi; Elton, Wilfred e la donzella facevano da capi-colonna mentre il luccichio di “Amor di pace” faceva da guida a tutti come per preannunciare il loro passaggio.

Al castello

Il castello era riconoscibile da grande distanza.
Le sue torri merlate svettavano come volessero toccare il cielo; le mura erano state costruite con una pietra così bianca che rifletteva la luce del sole e la sua spettacolarità dipendeva dal fatto che era situato al centro di un laghetto il cui immissario era un ruscello che arrivava da un monte vicino.
Per accedervi bisognava oltrepassare un ponte levatoio che veniva abbassato ed issato ogni qualvolta ci passava qualcuno.
Edwin, non temendo alcunché, aveva dato ordine ai suoi di averlo sempre aperto.
D’altronde nessuno avrebbe avanzato l’idea di affrontare lo stregone proprio nella sua dimora.
Elton no, invece.
Quando giunse ai margini del castello ordinò ai suoi sudditi di fermarsi ed attendere lì; solo lui attraversò il ponte per parlamentare con Edwin.
“Chi sei?” gli chiese quest’ultimo con voce grave quando lo vide che si aggirava nel maniero. Erano ben dieci anni che il cavaliere non vedeva le sue mura… erano come le aveva lasciate.
“Cosa vuoi?” ripetè ancora più indignato non avendo avuto risposta.
“Sei venuto qui per distruggermi?” disse ironicamente accennando un sorriso beffardo e fermando Elton con la mano tesa in avanti.
“Ma lo sai chi sono io? Io ho dei poteri indescrivibili! Vuoi sapere il mio nome?”
In quel momento, girando lo sguardo verso la porta, intravide la quercia posta sul carro. Capì che si trattava del Mago e rivolto ad Elton gli disse: “Perché non ti fai dire da lui il mio nome?”
Elton intuì che sapesse qualcosa; era stato complice nell’impresa della madre Thersa.
“Vedi, disse Elton, io sono il cavaliere, figlio del Re, proprietario legittimo di questo castello e sono qui per riprendermelo! La foresta è stata dissolta e tua madre è stata annientata dalla mia spada!”
Poi tentò di giocare d’astuzia con lo stregone per sapere le sorti del padre…
“Vuoi sapere il mio nome? Chiedilo al Re in persona!”
“Io sono il Re!” fu la risposta sibillina di Edwin, “ed ora ti annienterò con le mie arti magiche come tu hai annientato mia madre!”
Elton allora, con un cenno della mano diede ordine a Wilfred di oltrepassare il ponte; fu subito eseguito.
Conoscevano ogni angolo del castello e questo permise ai sudditi di avvantaggiarsi nella lotta, con dei tranelli che all’epoca avevano appreso dal cavaliere per difenderlo.
La lotta tra Edwin ed Elton fu molto cruenta.
Malgrado l’energica lama della spada lo stregone si difendeva con contromisure magiche ma… nulla potè fare quando la punta della spada lo colpì all’addome con la fuoriuscita di sangue.
In quel momento, per verificare il danno subito si fermò ed Elton capì che quello era il momento adatto per la sua vulnerabilità.
Puntando la lama contro la ferita di Edwin pronunciò la fatidica frase: “Che la spada sia con me!”.
Così come avvenne con la strega, l’energia che ne uscì fu ancora più potente paragonata alla potenza dello stregone.
Anch’egli si dissolse come tutti i suoi soldati; al loro posto non rimase altro che un pugno di cenere fumante.
Elton ne uscì ancora vincitore assoluto come del resto era stato predetto dal libro magico di Thersa.
Fu l’avvenimento che concluse l’agognata riconquista del castello e che vide ancora una volta il bene vincere sul male.
Bisognava subito ripiantare Wendramin al suo posto d’onore.
Si scavò tanto; le sue radici occuparono l’intera area del cortile e la sua chioma faceva da immensa ombra.
Tutti ebbero un ruolo; lo stesso Wilfred ebbe il compito di dirigerli nel ripiantarlo.
Inoltre fu ordinato che quel giorno dovesse essere ricordato come “giorno della vittoria”.
Si prepararono festeggiamenti solenni; le campane ripresero a suonare incessantemente per avvisare tutti.
C’era chi per le strade suonava le arpe, chi flauti…. era tutto un suono gaudioso che imperversava per tutto il castello.
I tornei sostituirono le vere e proprie lotte affrontate in quei dieci anni di tormento e tutti i cavalieri dei dintorni furono invitati da Elton.
Ma in cuor suo, c’era ancora qualcosa che mancava: il padre Re.
Che fine aveva fatto? Cosa ne era stato di lui?
Il cavaliere non si dava pace; il rimorso di averlo lasciato solo, lo tormentava giorno dopo giorno.
Aveva chiesto a tutti quelli del contado se sapessero qualcosa di lui ma… le risposte che riceveva erano tutte negative.
La sua assenza lo inquietava.
Un giorno, mentre passeggiava nel cortile, fu avvicinato da Wendramin.
“Elton, Elton, non ti crucciare per tuo padre; tu non ne hai colpa alcuna di ciò che è successo durante la tua assenza. La colpa è stata mia.
Ascolta quello che ti sto per dire: per me è una questione d’onore se potessi fare qualcosa per ridartelo.
Sai bene che la magia ha i suoi limiti; limiti invalicabili ma… non per me!”
“Sapresti come fare?” chiese Elton al suo amico.
“Anni ed anni fa, mi raccontò un vecchio mago che esisteva una formula per far riapparire una persona.
Queste parole, avrebbero consentito l’unione del mago stesso con le stelle e l’apparizione della persona indicata!”
“Dunque da quello che ho capito, vorresti sacrificarti ancora una volta per me? gli chiese Elton con viso crucciato… No Wendramin, non posso permettere questo! Hai già superato te stesso nel rimanere quercia a vita ma… altro non puoi!”
“Appunto perché non voglio rimanere quercia per l’eternità è che ti chiedo di darmi ancora questa possibilità, Elton… vedrai che ci riuscirò e per me sarà sublime aver fatto qualcosa di grande per qualcuno! No, non mi spaventa affatto essere ricordato come una stella anzi, quando mi guarderai brillare, ricorderai la mia opera ed io rivivrò in te!”
“Cosa vuoi che faccia Wendramin?” chiese Elton titubante all’amico.
“Tra due notti sarà luna piena; quello sarà il momento adatto per la magia.
Tu e tutti i tuoi sudditi dovrete mettervi qui davanti a me e ripetere insieme la formula che io vi detterò.
Se ci riuscirò vedrai tuo padre!”
E così fu.
La notte del secondo giorno vide il popolo del castello riunirsi intorno alla grande quercia.
Era mezzanotte; tutt’intorno la nebbia si andava infittendo ed il silenzio delle colline intorno dava un senso di paura.
Tutto era pronto per il grande evento.
“Datevi la mano!” gridò la quercia… e tutti ubbidirono.
Aspettavano tutti con ansia questo momento per vedere cosa sarebbe successo.
Wendramin allora, iniziò a formulare parole incomprensibili che tutti ripetevano insieme; tutto ad un tratto la nebbia si diradò formando un cerchio vuoto da dove si vedevano le stelle e la luna piena.
Due di loro, come avvertite da un comando, si diressero verso la quercia; la loro brillantezza era così enorme che il popolo dovette chiudere gli occhi per non essere abbagliati.
Ne seguì un forte boato che fece tremare tutto il castello e dalla chioma della quercia iniziò ad uscire del fumo.
“Addio”, si sentì dal tronco avvolto da spire di colori sgargianti… “Elton ricordati che il bene vince sempre sul male e che quello che sta accadendo ora non è altro che la nostra vittoria su di esso!”
Detto questo, uscì il corpo del Mago dal tronco e come preso per mano dalle due stelle, iniziò a salire nel cielo con una brillantezza che man mano si faceva sempre più sfolgorante.
Un altro boato significò che tutto era compiuto.
Dal fumo che si diradava, un corpo andava sempre più materializzandosi.
Era quello del Re che dopo un po’ apparve in tutto il suo splendore con in mano la sua corona ornata di diademi e smeraldi.
“Ciao Elton!”
“Padre, oh padre!”
“Elton, mio caro figlio, quello che tu hai fatto deve essere d’esempio per tutti!”
Detto questo si avvicinò al cavaliere e pose la corona sul suo capo.
“Da oggi prenderai tu il mio posto… quel trono che avrei voluto darti da tanto tempo e che mi è stato usurpato con l’inganno, da oggi è tuo.
Sii degno di questo e regna per il tuo popolo!”
Finite di dire queste parole, fatti tre passi indietro sorridendo, il suo corpo iniziò a dissolversi;
“Padre”, gridò Elton andandogli incontro.
“No Elton, ciò che stava scritto è compiuto… non preoccuparti per me… io sarò sempre al tuo fianco!”
Tutti si inginocchiarono e lo stesso fece Elton piangendo.
Rialzato si abbracciò alla donzella posta al suo fianco e si avviò con lei all’interno del maniero.
La guardava intensamente; da quel momento in poi era lei l’unica ragione di vita.
Sapevano entrambi che sarebbero vissuti felici e contenti con la spada di Wendramin al loro fianco che li avrebbe protetti dalla malvagità, Wilfred come loro grande amico e dalla brillantezza di quella stella magica che li avrebbe seguiti ovunque… per loro due la quercia sarebbe rimasta per sempre magica al suo posto d’onore.


Lino Albanese



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